Principi,Re,Cavalieri e ...Puttane di Giorgio Gnecco

GenovApiedi è vivere Zena (Genova) cercando di lasciarsi trasportare dai suoi indelebili profumi, dai suoi molteplici odori di mondo, dai suoi differenti colori, dai suoi consueti ma simpatici mugugni, dalla nota diffidenza di chi abita questa città chiusa tra mare e monti..

Quando sono a spasso per Genova cerco sempre di vivere e respirare queste emozioni; cosi ho deciso di vivere uno dei tanti percorsi che GenovApiedi propone, cercando di trasmettere cosa significa camminare nei caruggi : sentirsi fiero e orgoglioso di questa città.

Ogni volta è come essere in vacanza, è come prendersi un paio di ore di libertà, è viaggiare con la mente, è scambiare parole in dialetto con gli anziani cresciuti qui ; è vedere il buon rapporto che i genovesi, così chiusi, hanno instaurato con altre etnie.

Principi, re, cavalieri e...puttane

È una giornata buia, fredda, macaiosa. Mi copro bene e inizio il mio percorso, la partenza è in Piazza Acquaverde di fronte alla Stazione Principe. Sono le 10.30, la piazza non è gremita di gente come nelle prime ore del mattino, dove centinaia di studenti si preparano alla loro ennesima giornata sui libri, dove operai, commesse, impiegati scendono dal treno imbacuccati nei loro caldi abiti, pronti ad affrontare un nuovo giorno di lavoro.

Mi dirigo verso Via Balbi, il lungo stradone in discesa di fronte alla stazione. Qui si inizia a respirare la prima aria dei caruggi, anche se si tratta di una via d’elite, con il nobile Palazzo Reale edificato nel '600. Si trovano diversi generi di negozi: si può gustare un caldo pezzo di fugassa ( focaccia) o una cioccolata calda, si può rilegare una tesi di Laurea..

Facendo zig zag tra moltissimi studenti fermi a chiacchierare davanti all’università, arrivo in Piazza dell'’Annunziata e decido di visitare subito la Chiesa che maestosamente domina la piazza.

L’impatto all’ingresso è notevole, fa piu freddo che fuori, la Chiesa è enorme, mi stupisco di quanto spazio vuoto ci sia all’interno; ci sono pochissime file di seggiole.

Siamo in tre : un signore in fondo, seduto a un tavolino, intento a scrivere, e alla mia destra un signore anziano preso dalle preghiere.

Mi guardo un po’ in giro e a parer mio è impossibile non notare la lunga fila di confessionali sui due lati della navata, una piccola lama di luce illumina, timidamente, l’altare.

Lascio la Chiesa e mi dirigo verso Largo Zecca, giro a destra in via Lomellini. Decido di entrare nell’Oratorio Di San Filippo all’inizio della via, sul lato destro. La Chiesa è piccola e calda e sono sorpreso e incuriosito dai rumorosi condizionatori ricavati all’interno di antichissimi e pregiati affreschi, almeno così appaiono.

Uscendo, mentre sono intento a scrivere, noto un ragazzo, inglese a parer mio, che mi guarda. Dopo pochi istanti, mi domanda in inglese se sono Paolo, sono quasi rammaricato di non esserlo, rispondo di no. Mi sarebbe piaciuto essere Paolo per scoprire cosa di tanto importante deve fare incontrare questi due personaggi !!

Passa un attimo e arriva il vero Paolo: i due si incamminano e poco dopo entrano in un portone; non saprò mai il motivo del loro incontrarsi..

Proseguendo per la via, a sinistra si trova la Casa di Giuseppe Mazzini, dove spiccano parecchie bandiere “patriottiche”, a destra si può curiosare tra simpatici articoli di abbigliamento con scritte in Genovese e frasi che ricordano De Andrè.

Percorro Vico Untoria per qualche decina di metri, svolto a destra in Vico Ombrose e incontro una “graziosa”: questa mattina ho avuto il piacere di incrociare lo sguardo di una sorridente signora bionda, prosperosa e felice all’apparenza, seduta davanti al suo pied-à-terre, intenta ad aspettare qualcuno per "soddisfare le proprie voglie".

Torno sulla via e proseguo fino ad arrivare in Piazza Fossatello e, girando a destra, in Via del Campo : ogni volta che calpesto i vecchi ciottoli della via non posso fare a meno di canticchiare le dolci note di Fabrizio De Andrè, che scrive la Canzone quando la strada è povera e degradata, descrive la prostituta con dolcezza, che "se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano...

Alzo lo sguardo e provo ad immaginare quale sia stato il balcone che ispirò il cantautore, il balcone che se è chiuso è occupato.

Percorro Via Del Campo fino ad arrivare a Porta Dei Vacca, attraverso la strada e mi immetto in una delle più conosciute vie di Genova: Via Prè.

Ogni volta che la percorro, ricordo quando da bambino desideravo venire qui con mio papà e passeggiare; se avevo un pò paura,stringendo la sua mano, mi sentivo al sicuro.

Mi piaceva già allora camminare in questa via così stretta, ma larga di orizzonti..Sembra di entrare in un mondo parallelo : non si sentono più i rumori delle macchine e della strada, si cammina e si è trascinati dalle voci che la vivono, dalle donne avvolte dai loro abiti e dai loro veli, dalla voglia di cercare di capirle, di farsi prendere dalle loro abitudini, dai loro valori.

Percorrendo tutta Via Prè ritorno al mio punto di partenza.

Anche questa volta ho un nuovo bagaglio di emozioni, nel mio naso ci sono nuovi profumi e odori, nella mia testa ci sono nuovi volti,nella mia bocca nuove parole, un nuovo unico mondo.

 

GIORGIO GNECCO

GENOVA GENNAIO 2013